L’amaro sfogo di Liliala Carbone, madre di Massimiliano Carbone, giovane di trent’anni barbaramente ucciso dalla ‘ndrangheta

di redazione  | 04/01/2020 in " In primo piano "
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Quale referente regionale di Libera Calabria, raccolgo e faccio mio l’amaro sfogo di Liliala Carbone, madre di Massimiliano Carbone, giovane di trent’anni barbaramente ucciso dalla ‘ndrangheta nel settembre del 2004 a Locri. Da parte dell’Amministrazione comunale di Locri è stata notificata a Davide, fratello di Massimiliano la revoca della concessione degli impianti pubblicitari alla Cooperativa Arcobaleno Multiservice, fondata proprio dallo stesso Massimiliano. Un sogno realizzato nella sua Locri che la decisione presa dall’Ente locale rischia di infrangere dopo che lo stesso non solo si è realizzato ma che ha continuato a vivere ed operare in un contesto territoriale difficile da tutti i punti di vista, lavorativo, sanitario, sociale ed ambientale. Pur non entrando nel merito della vicenda amministrativa e rispettando le decisioni della stessa Amministrazione comunale, mi sia consentito formulare alcune considerazioni di carattere generale:

  • nel Mezzogiorno la disoccupazione ha raggiunto livelli molto alti. Ma le regioni con il tasso di disoccupazione più alto, e che rientra nella top ten dei dati peggiori relativi all’anno 2017 e quello 2018, è la Calabria con un tasso di disoccupazione del 21,6%. Rispetto al tasso medio di disoccupazione dell’Europa, il dato è triplicato. Nel corso degli ultimi tre anni, ovvero tra il 2016 – 2017 – 2018, sono aumentati a dismisura. La Regione conta un tasso di disoccupazione che riguarda soprattutto la componente più giovane di forza lavoro;
  • Negli ultimi quindici anni hanno lasciato la Calabria per cercare lavoro ben 150.000 giovani. La nostra regione detiene il primato con ben il 38% dei laureati che non lavorano a distanza di 5 anni dalla laurea. Oltre quattromila laureati all’anno lasciano la Calabria in cerca di lavoro. Tutti sappiamo che non si tratta di “circolazione di cervelli”, magari si trattasse di ciò, ma di “drenaggio di cervelli”. Perché questa fuga non viene compensata da nessun rientro di cervelli.

Massimiliano era un giovane intraprendente e pieno di aspettative, ed ha dimostrato che agire con coraggio, intraprendenza e voglia di rimanere nel proprio territorio, danno spesso vita a realtà lavorative che funzionano e durano negli anni, creando lavoro, economia e sviluppo. L’altra considerazione di carattere generale intendo rivolgerla a tutte le Amministrazioni locali, verso le quali va il mio incoraggiamento e profondo rispetto perché chiamate a governare territori complessi, con pochissime risorse a fronte di continui ed esigenti bisogni dei cittadini. Stare dalla parte delle vittime innocenti della ‘ndrangheta e dei loro familiari, nelle nostre latitudini, non significa limitarsi a celebrazioni occasionali come marce, convegni, intitolazioni di vario tipo. Piuttosto agire con fatti concreti con una politica mirata ad incentivare le denunce da parte degli imprenditori e commercianti vessati da racket ed usura con sgravi fiscali, proponendoli anche a quelle realtà commerciali che rinunciano ad ospitare nei loro ambienti le slot che, come sappiamo, sono gestite per la gran parte direttamente o indirettamente dalla ‘ndrangheta. Agevolare le imprese che denunciano, nei limiti consentiti dalla legge, negli appalti pubblici. Categorico rifiuto di ogni forma di compromesso con la ‘ndrangheta. Stare dalla parte delle vittime innocenti e dei loro familiari significa fare memoria, cioè custodire gelosamente quel patrimonio culturale fatto di idee, sogni, progetti e speranze delle vittime. Solo così restituiamo dignità a centinaia di uomini, donne e bambini, calpestati dalla bambara e disumana logica mafiosa.

 Don Ennio Stamile

Referente regionale libera Calabria


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