Sicurezza stradale e Codice della Strada: ne parliamo insieme a Domenico Fiorenza
Troppo spesso le nostre strade diventano teatro di eventi dolorosi. Per fare chiarezza sull'importanza dell'educazione stradale, ci siamo rivolti a Domenico Fiorenza, che affianca il padre Giuseppe come istruttore di teoria nell'autoscuola di famiglia a Locri.
In qualità di autoscuola, quali sono le vostre responsabilità e quali, invece, le principali soddisfazioni? In generale, com’è il rapporto con i vostri allievi?
‹‹Essere un’autoscuola significa avere una responsabilità che va ben oltre il semplice insegnamento necessario per conseguire una patente. Abbiamo il compito di formare persone che, una volta sole sulla strada, sappiano comportarsi in maniera corretta, responsabile e consapevole. La nostra responsabilità più grande, quindi, è riuscire a trasmettere agli allievi non soltanto le regole del Codice della Strada, ma soprattutto il significato di esse e l’importanza di rispettare gli altri utenti della strada. La soddisfazione più grande arriva nel momento in cui vediamo la crescita dei nostri ragazzi: quando un allievo che magari all’inizio è insicuro, preoccupato o poco fiducioso nelle proprie capacità riesce, passo dopo passo, a diventare autonomo e sicuro alla guida. E, personalmente, è molto bello vedere che spesso il rapporto che si crea durante il percorso va oltre la semplice relazione tra insegnante e allievo; è giusto instaurare un rapporto basato sulla fiducia, sulla disponibilità e sul rispetto reciproco. Soprattutto con i ragazzi più giovani, credo sia fondamentale riuscire ad essere professionali e autorevoli senza, però, creare un'eccessiva distanza››.
Cosa ne pensa dell’importante e tanto discusso tema della sicurezza stradale? Le autoscuole, in questo senso, devono svolgere un importante compito?
‹‹Assolutamente sì, ritengo che la sicurezza stradale debba essere uno dei punti centrali del lavoro di ogni autoscuola. Noi abbiamo la possibilità di intervenire proprio nel momento in cui una persona sta iniziando il proprio percorso da conducente e per questo non possiamo limitarci a insegnare come superare un esame: dobbiamo cercare di costruire una vera cultura della sicurezza. È importante far comprendere ai ragazzi che dietro ogni regola del Codice della Strada c’è un motivo e che un comportamento apparentemente banale, come utilizzare il cellulare, non rispettare una precedenza o mantenere una velocità non adeguata, può determinare conseguenze molto serie. Credo molto nell’educazione e nella prevenzione. Per il rispetto delle regole le sanzioni sono sicuramente importanti, ma ancora più importante è fare in modo che una persona scelga di rispettarle perché ne comprende il valore e in questo senso le scuole guida hanno un ruolo importante, ma non possono essere le uniche a occuparsi di sicurezza stradale. Serve quindi una collaborazione tra autoscuole, famiglie, scuole e istituzioni, perché l’educazione alla sicurezza deve iniziare molto prima di prendere la patente››.
La patente B già a 17 anni e l’ulteriore stretta all’utilizzo del cellulare. I suoi pareri su queste due proposte di modifica al CdS?
‹‹Sono due temi diversi, ma entrambi molto interessanti e che meritano di essere affrontati, soprattutto dal punto di vista della formazione. Per quanto riguarda la possibilità di iniziare il percorso della patente B già a 17 anni, penso che l’aspetto fondamentale sia il modo in cui questa verrà eventualmente organizzata. Anticipare l’età può essere positivo se, questo, significa permettere al giovane di acquisire esperienza in maniera graduale, controllata e accompagnata. Non dovrebbe significare mettere un ragazzo alla guida un anno prima, ma offrirgli un percorso formativo ancora più attento. Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo del cellulare alla guida, credo che sia uno dei problemi più importanti della sicurezza stradale attuale poiché lo smartphone è ormai parte della nostra quotidianità e proprio per questo rischiamo di sottovalutare quanto possa essere pericoloso utilizzarlo mentre si guida. Personalmente ritengo che, oltre all’inasprimento delle sanzioni, sia fondamentale lavorare sulla consapevolezza. Bisogna far capire, soprattutto ai giovani, che leggere un messaggio, rispondere a una chiamata o guardare una notifica può sembrare un gesto di pochi secondi, ma quegli attimi possono essere sufficienti per provocare un incidente. Anche in questo caso, quindi, credo che prevenzione e formazione debbano andare di pari passo con le sanzioni››.
Con gli allievi della patente AM (macchine 50 e ciclomotori), cosa cambia? Con loro, ancora più giovani, per lei qual è il corretto approccio?
‹‹Con gli allievi della patente AM l'approccio cambia sicuramente poichè ci troviamo davanti a ragazzi molto giovani che stanno iniziando a vivere la strada in maniera autonoma. Proprio per questo, credo che con loro sia ancora più importante riuscire a trasmettere le regole attraverso un linguaggio semplice, diretto e comprensibile. Non è sufficiente dire a un ragazzo che una determinata cosa “non si può fare”: bisogna spiegargli perché non si può fare e indicare, dunque, quali possano essere le conseguenze di un comportamento sbagliato. La patente AM rappresenta, secondo me, un momento molto importante nella formazione di un futuro automobilista perchè è proprio a quell’età, infatti, che si possono costruire quelle abitudini e quella mentalità che poi il ragazzo porterà con sé anche quando passerà alla macchina. Per questo, insistiamo molto su aspetti come l’utilizzo corretto del casco, il rispetto delle precedenze, l’attenzione agli altri utenti della strada, la velocità e soprattutto l’importanza di non lasciarsi distrarre. Allo stesso tempo, con ragazzi così giovani è fondamentale instaurare un rapporto di fiducia, ciò vuol dire che bisogna essere autorevoli, ma al contempo riuscire ad ascoltarli e a mettersi in relazione con loro. L’obiettivo non deve essere semplicemente far ottenere loro una patente, ma iniziare a costruire dei conducenti responsabili già dai loro primi chilometri››.