Sacerdote della Diocesi di Locri-Gerace accusato di maltrattamenti, la Procura: Nessuna misura cautelare
La notizia relativa a misure cautelari emesse dalla Procura di Locri nei confronti di un religioso della diocesi di Locri-Gerace «è del tutto priva di fondamento, giacché nessuna misura cautelare è stata applicata dal giudice competente e nessuna richiesta in tal senso è stata avanzata da questo ufficio giudiziario nei confronti di religiosi della locale Diocesi». La precisazione è del procuratore della repubblica di Locri, Giuseppe Casciaro. Nel comunicato si fa riferimento alla pubblicazione, «in specie ad opera di organi d’informazione telematica, di notizie riguardanti la disposta applicazione di misura cautelare» su disposizione della procura «nei confronti di un religioso della Diocesi di Locri-Gerace, da talune fonti - si sottolinea - indicato persino nominativamente e mostrato in effigie fotografica».
Una notizia ribadita anche dalla Diocesi. «La notizia dell’applicazione di una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un sacerdote della Diocesi di Locri-Gerace, diffusa nelle scorse ore da alcune testate giornalistiche nazionali e successivamente ripresa da diverse testate locali, è stata smentita dai legali del sacerdote coinvolto. Secondo quanto precisato dalla difesa, non sarebbe stato adottato alcun provvedimento restrittivo nei confronti del religioso, nell’ambito di un’indagine che risulterebbe effettivamente in corso».
"La precisazione modifica il quadro inizialmente delineato dalle notizie circolate, che riferivano dell’esecuzione di un’ordinanza cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Locri, su richiesta della Procura della Repubblica, e attuata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria. Le informazioni diffuse nelle prime ore avevano fatto riferimento a presunti maltrattamenti ai danni di persone adulte, senza fornire ulteriori dettagli sulle circostanze oggetto di accertamento".
"La smentita dei legali - prosegue la Diocesi - impone dunque una necessaria rettifica rispetto alla ricostruzione iniziale, distinguendo l’esistenza dell’attività investigativa dall’eventuale adozione di provvedimenti giudiziari. Allo stato delle informazioni disponibili, un’indagine sarebbe effettivamente in corso, ma non risulterebbe applicata alcuna misura restrittiva, tanto meno quella degli arresti domiciliari".
Secondo la Diocesi "in questo contesto si colloca anche la nota diffusa l’8 ottobre dalla Diocesi di Locri-Gerace, intervenuta dopo che le notizie apparse sulla stampa avevano suscitato attenzione e comprensibile apprensione nella comunità ecclesiale della Locride. La comunicazione, letta alla luce delle successive precisazioni, non costituiva una conferma autonoma dell’effettiva esecuzione di una misura cautelare, ma esprimeva la costernazione dell’istituzione ecclesiastica per quanto appreso attraverso gli organi di informazione, ribadendo al contempo “piena fiducia nell’operato della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, cui compete l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità”. La nota si concludeva con l’invito del vescovo alla preghiera per tutte le persone coinvolte nella vicenda, “nel rispetto dell’insopprimibile dignità personale di ciascuno”. Parole che, al di là delle notizie inizialmente diffuse, confermano l’intenzione della Diocesi di affidare agli organi competenti la ricostruzione dei fatti, senza entrare nel merito dell’indagine".
fonte. gazzettadelsud.it