Marvelli smonta la narrazione sul referendum: “Quei voti non appartengono a nessuno”

Marvelli smonta la narrazione sul referendum: “Quei voti non appartengono a nessuno”

L’analisi sul recente referendum si arricchisce del contributo di Angela Marvelli, già assessore nella giunta Canturi ed ex amministratrice comunale a Bianco, che invita a superare le letture puramente politiche del voto, proponendo una riflessione più ampia e meno semplificata dei risultati emersi. Secondo Marvelli, infatti, i dati non evidenzierebbero né un crollo del centrodestra né una crescita significativa del centrosinistra, ma piuttosto una dinamica più complessa e trasversale.

«Il racconto che si sta facendo sul referendum in chiave politica è, ancora una volta, comodo ma poco aderente alla realtà. Il dato che emerge dal referendum merita una riflessione più seria. Gli elettori del centrodestra, numeri alla mano, sono rimasti sostanzialmente gli stessi del 2022. Non c’è stato un crollo, né una fuga significativa. Questo ridimensiona l’idea di un voto di protesta diretto esclusivamente contro l’attuale maggioranza.

E allora la domanda è inevitabile: da dove arrivano tutti quei “no”? È un bacino elettorale che il centrosinistra, diviso e in evidente difficoltà di coalizione, non è mai riuscito a intercettare in modo stabile. Davvero possiamo pensare che quei consensi appartengano a un campo politico così frammentato?

La verità è più scomoda: quei voti non appartengono a nessuno. A me sembra più convincente un’altra chiave di lettura: non un voto “contro qualcuno”, ma un voto “contro la politica” così com’è oggi. Un segnale trasversale, civico, composto da cittadini che non si riconoscono né a destra né a sinistra.

E se fosse proprio questo il punto centrale? Non uno spostamento interno agli schieramenti tradizionali, ma l’emersione di un’area nuova, fluida, critica, che chiede rappresentanza. Un’area che oggi non ha una casa politica definita. Un blocco civico, silenzioso ma enorme.

E se qualcuno riuscisse a dargli una forma politica? Può nascere da qui una nuova coalizione civica? Un nuovo movimento capace di organizzare questo consenso diffuso? Il 2027 è lontano, ma certe dinamiche iniziano molto prima. E quando la domanda di rappresentanza cresce, prima o poi qualcuno prova a rispondere.

Ma a voi, l’idea che si stia aprendo la strada per una “terza Repubblica” vi sembra così folle?»

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