Locri, il maxi-sequestro di cocaina era acido borico: scarcerati i due indagati
Un'inattesa svolta ha ribaltato l'inchiesta sulla presunta raffineria di cocaina scoperta dai Carabinieri a Sant'Agata del Bianco. Il gip del Tribunale di Locri ha revocato la custodia in carcere per due cittadini dominicani di 36 e 38 anni, ordinandone l'immediata liberazione su richiesta dello stesso pm.
A cambiare radicalmente il quadro indiziario sono stati gli accertamenti scientifici del Ris di Messina sui 473 chili di materiale sequestrato. Le analisi hanno smentito il narcotest eseguito sul posto, che aveva dato esito positivo alla cocaina rivelandosi un falsi positivo. I 15 panetti rinvenuti e i liquidi nei calderoni sono risultati composti quasi esclusivamente da acido borico e acqua. Solo tracce infinitesimali e non significative di principio attivo sono state rilevate su una bilancia e in due campioni solidi.
Fin dall'inizio il difensore, l'avvocato Giuseppe Zangari, aveva contestato la natura della sostanza chiedendo verifiche chimiche complete. L'acido borico, pur non essendo un intermedio di sintesi, viene spesso usato come adulterante per simulare l'effetto cristallino della cocaina di alta qualità (fish-scale). Cade così l'accusa di un traffico di stupefacenti di dimensioni eccezionali che aveva inizialmente portato all'arresto dei due uomini, sorpresi a dormire nell'immobile.