Il “Maggio dei Libri” entra nel vivo: Anna Mallamo ospite ieri a Cittanova

Il “Maggio dei Libri” entra nel vivo: Anna Mallamo ospite ieri a Cittanova

Il “Maggio dei Libri” di Cittanova è entrato nel vivo ieri, 21 maggio. La rassegna letteraria, organizzata e promossa dal Comune di Cittanova in sinergia con i sottoscrittori del Patto Locale per la Lettura nell’alveo del grande progetto nazionale di Cepell e Ministero della Cultura, ha accolto uno dei casi editoriali più importanti dell’ultimo anno: “Col buio me la vedo io” della scrittrice Anna Mallamo (Einaudi, collana Supercoralli). Un esordio letterario capace di lasciare un segno profondo, tra sfumature di linguaggio e capacità narrativa straordinaria, e già vincitore di premi prestigiosi: Premio Mondello 2025, Premio Caccuri 2026, Premio Acri, finalista al Premio Berto, tra le proposte per il Premio Strega 2026. A marzo, inoltre, il libro è stato ospite al SuperBook di New York.

L’appuntamento si è tenuto nella sala “Orlando” della Biblioteca comunale “Vincenzo De Cristo”, dove Anna Mallamo ha dialogato con Maria Grazia Arceri. L’evento è stato introdotto dai saluti istituzionali del Sindaco di Cittanova avv. Domenico Antico e del Vicesindaco con delega alla Cultura avv. Rita Morano. Introduzione a cura di Antonino Raso; letture affidate agli studenti della Scuola di Recitazione della Calabria.

Anna Mallamo è giornalista di Gazzetta del Sud e gestisce, inoltre, un blog sull’Huffington Post.

Di seguito una panoramica sul libro tratta dal sito Giulio Einaudi Editore:

“Reggio Calabria, primi anni Ottanta. La sedicenne Lucia Carbone, studentessa del liceo classico, sequestra un compagno di scuola e lo imprigiona nello scantinato della casa della nonna morta da pochi mesi. Il ragazzo, Rosario Cristallo, è figlio d’un boss dell’Aspromonte, e Lucia lo ha rapito per due buone (o cattive) ragioni: la prima è che la sua migliore amica ne è innamorata, e vuole tenerlo lontano da lei, la seconda è che forse Rosario sa qualcosa sull’assassinio di una zia amatissima. Mentre fa visita ogni giorno al suo prigioniero, la vita di Lucia prosegue apparentemente come al solito: in famiglia – col padre, la madre e il fratellino Gedo -, nel quartiere e a scuola, dove Lucia si innamora di Carmine, un ragazzo dei quartieri alti. Reggio, intanto, città ferita che esce dalla prima guerra di ‘ndrangheta, è teatro degli scontri tra il Fronte della Gioventú e il Collettivo studentesco: c’è una sorta di violenza diffusa, che prende strade diverse. E la violenza è anche nei gesti quotidiani di Lucia, e nelle cose, ad esempio in quel coltello rosso che si ritrova tra le mani quando scende nel mondo di sotto, dove c’è il suo segreto. Fino a quando ogni cosa si capovolge, il sopra e il sotto si confondono come tutti gli opposti, e lei matura una decisione inaspettata. Col buio me la vedo io è un romanzo che costruisce un universo a poco a poco, con forza, coerenza e una fantasia sbalorditiva, ricco di pagine da incorniciare, come quelle in cui una madre e una figlia piegano le lenzuola calibrando i gesti in una sorta di duello western. Ed è anche un libro sulla giustizia e sul Sud lontanissimo da tutti i clichés: quando usa il dialetto (sempre con parsimonia) non è mai per un effetto di colore ma per cercare a tentoni l’unico senso possibile. Perché il dialetto si può usare «per schermare o per chiarire, è la lingua dei grandi, funziona in tutti e due i modi». E il cibo è soprattutto uno strumento di potere e di controllo: «Se ti sfamo sei salvo, e sei mio». Il modo che ha Anna Mallamo, concreto e immaginifico insieme, di ruotare intorno ad alcuni temi – famiglia, verità, donna, confine, casa -, riaggiornando via via le definizioni nel corso della storia, vi resterà a lungo addosso”.

Tags