Sondaggio Covid. L'analisi sul futuro con lo sguardo internazionale del Prof. Francesco Belcastro

di Emilio Lupis  | 18/05/2020 in " Attualità "
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Nelle scorse settimane, in piena fase 1, abbiamo proposto un partecipatissimo sondaggio su quelle che erano le sensazioni e le visioni di una fase storica per tutto il pianeta. Oggi continua il nostro viaggio nell'analisi di quanto rilevato e per ampliare ulteriormente lo sguardo di orizzonti e pensiero, ci siamo affidati a Francesco Belcastro, docente presso l'Università di Derby in Gran Bretagna, ecco quanto elaborato:

 

Il sondaggio proposto da Radio Venere ci fornisce una interessante istantanea del nostro Paese, ed in particolare della regione Calabria. Se lo spaccato che emerge è troppo complesso per fornire una analisi integrale, è tuttavia possibile trarne degli spunti di riflessione interessanti. Le numerose risposte pervenute confermano la sensazione di una popolazione unita e divisa allo stesso tempo. Ad unire sembra essere innanzitutto la convinzione che la crisi creerà un mondo diverso, insieme purtroppo alla preoccupazione per un futuro che appare a molti incerto. Le paure più immediate hanno senza dubbio a che fare con i rischi di salute creati dalla crisi e con la difficoltà di riprendere i normali rapporti sociali. Più in generale, sono le considerazioni di carattere economico a farla da padrone. Il tema di una lunga crisi economica che ai più appare inevitabile domina il sondaggio, e con esso le preoccupazioni legate all’impatto che la crisi avrà su individui, famiglie e sulla società in generale. In questo senso è possibile immaginare come il pessimismo sia presente (e giustificato) in realtà locali che presentano criticità pregresse, quali possono essere alti tassi di disoccupazione o un tessuto economico-industriale debole.

Questo punto ci porta al secondo aspetto, quello delle divisioni. Lo sviluppo della crisi Coronavirus e l’esperienza della recente crisi finanziaria ci ricordano come questi momenti creino nuove divisioni ed inaspriscano quelle già esistenti. La prima differenza è sicuramente tra i settori della società più esposti alla crisi e coloro che ne sono (relativamente) protetti, o che da essa potranno addirittura beneficiare. Tra i primi vi sono sicuramente lavoratori precari e lavoratori di settori particolarmente colpiti, quali ad esempio la ristorazione. In questa categoria rientrano, soprattutto a medio e lungo termine, coloro che beneficiano in maniera più sostanziale dall’erogazione di quei servizi pubblici che potrebbero essere tagliati nel tentativo di ridurre la spesa pubblica. La crisi finanziaria del 2007-2008 dovrebbe in questo caso rappresentare un chiaro monito. Il sistema politico-economico dominante a livello globale, definito da alcuni ‘tardo capitalismo’, produce distorsioni e diseguaglianze che (se non gestite e controllate) sono inevitabilmente inasprite e aumentate dai momenti di crisi. Divisioni di carattere generazionale, geografico, socio-culturale, di genere e di altro tipo emergono chiaramente dalla presente crisi. Ricerche e sondaggi effettuati in diversi paesi europei confermano l’impatto differente della crisi su diversi settori della società. L’organizzazione britannica Turn2us ha ad esempio provato a calcolare il diverso effetto della crisi su donne e uomini, concludendo che il divario nei salari tra uomini e donne sarebbe aumentato di oltre 60£ al mese (circa 70 euro) dall’inizio del lockdown.

Questo scenario, sicuramente cupo e per molti versi drammatico, presenta secondo molti intervistati una opportunità di cambiamento positivo. E’ sicuramente vero che ad ogni momento di crisi fanno seguito mutamenti di natura sociale, politica ed economica. In questo senso però il sondaggio mostra sentimenti contrastanti nei confronti della classe dirigente locale e nazionale. Periodi straordinari quale quello che stiamo vivendo richiedono l’abilità di pensare un futuro oltre la crisi, e gli intervistati sembrano essere incerti sulla capacità dell’attuale classe dirigente di rivestire questo ruolo. Concludendo, il sondaggio dimostra un chiaro senso di disagio e preoccupazione legato alla crisi, accompagnato però dalla speranza di cambiamenti positivi. Una sfida decisiva per coloro i quali dovranno gestire la fase successiva alla crisi, per molti versi più importante e delicata della crisi stessa.


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