30 anni della Legge 109: la Calabria si mobilita
A trent’anni dall’approvazione della storica legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, l’associazione Libera promuove una grande mobilitazione nazionale. Dal 6 all’8 marzo si svolgerà infatti l’iniziativa “109 piazze per la Legge 109”, una tre giorni con oltre 130 appuntamenti in tutta Italia tra banchetti informativi, raccolte firme, incontri e visite ai beni confiscati restituiti alla collettività.
L’iniziativa cade nel trentesimo anniversario della Legge 109/1996, approvata il 7 marzo 1996 grazie anche a una mobilitazione popolare che raccolse un milione di firme. Una legge che ha segnato una svolta nella lotta alle mafie, trasformando beni sottratti alla criminalità organizzata in spazi di comunità, solidarietà e sviluppo sociale.
Una mobilitazione in tutta Italia
Da Trieste a Milano, da Torino a Genova, passando per Bologna, Roma, Napoli, Reggio Calabria e Palermo, centinaia di volontari della rete di Libera animeranno piazze e luoghi simbolici per raccontare i risultati raggiunti e il valore di questi trent’anni di impegno collettivo.
Durante le giornate di mobilitazione verrà promossa anche la campagna “Diamo linfa al bene”, con una richiesta precisa: raccogliere firme per destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. L’obiettivo è garantire risorse strutturali che permettano di rendere rapidamente operativi questi spazi, evitando che restino inutilizzati a causa di ritardi burocratici o mancanza di fondi.
Il messaggio di Luigi Ciotti
Secondo Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, la forza della legge sta nella sua dimensione etica.
«Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è prima di tutto una scelta di giustizia», sottolinea Ciotti. «Quei beni raccontano cosa accade quando una ricchezza sporca viene trasformata in opportunità per i territori: cooperative, spazi sociali, servizi per persone in difficoltà, progetti culturali ed educativi».
Nonostante i risultati raggiunti, restano ancora ostacoli e ritardi. «Dobbiamo fare uno scatto in più – aggiunge – perché ogni giorno di ritardo nel riutilizzo dei beni confiscati fa il gioco delle mafie».
I numeri del riutilizzo sociale in Italia
I dati emergono dal report “Raccontiamo il bene”, che fotografa una rete sociale sempre più ampia. In Italia sono 1332 i soggetti della società civile che gestiscono beni confiscati alle mafie. Tra questi figurano 739 associazioni presenti in 19 regioni e 448 comuni, oltre a 35 scuole che utilizzano questi spazi come strumenti educativi.
Si tratta di una rete che, spesso lontano dai riflettori, costruisce un modello alternativo a quello mafioso, generando economia positiva, servizi sociali e nuove opportunità per le comunità locali.
La situazione in Calabria
In Calabria il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenta una realtà significativa. Sono 154 i soggetti diversi impegnati nella gestione di immobili confiscati in 47 comuni.
Il 63% delle realtà è costituito da associazioni, il 15% da cooperative sociali e il 9% da enti ecclesiastici. Completano il quadro enti pubblici, fondazioni, associazioni sportive e consorzi di cooperative.
Le attività svolte sono numerose:
88 soggetti gestori operano nel campo del welfare e dei servizi sociali;
43 realtà si occupano di promozione culturale, formazione e turismo sostenibile;
12 organizzazioni lavorano nei settori dell’agricoltura e dell’ambiente;
altre iniziative riguardano sport, produzione e lavoro.
Dal punto di vista degli spazi utilizzati, le attività si sviluppano in appartamenti, ville, terreni agricoli, complessi immobiliari e locali commerciali, trasformati in centri sociali, luoghi di accoglienza, laboratori culturali e progetti di economia sociale.
Secondo i dati aggiornati dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, in Calabria risultano 3.450 beni immobili confiscati e già destinati, mentre 1.722 immobili sono ancora in gestione e in attesa di destinazione. Sul fronte delle imprese, invece, 209 aziende sono state confiscate e assegnate, mentre 345 restano ancora in gestione.
Gli appuntamenti in Calabria
Sono numerose le iniziative organizzate nella regione durante la mobilitazione. Il 7 marzo si terranno appuntamenti a Gioiosa Ionica, Siderno, Reggio Calabria, Crotone, Cosenza, Vibo Valentia e Villa San Giovanni, mentre l’8 marzo le iniziative proseguiranno a Catanzaro e Cassano allo Ionio.
In piazza saranno presenti volontari, associazioni e realtà che gestiscono beni confiscati, pronti a raccontare esperienze concrete di riutilizzo sociale e a raccogliere firme per sostenere la campagna.
Un patrimonio da difendere
A trent’anni dalla sua approvazione, la Legge 109 continua a rappresentare uno degli strumenti più importanti per trasformare il contrasto alle mafie in opportunità di sviluppo sociale.
La mobilitazione promossa da Libera vuole ricordare che quei beni non sono soltanto simboli di legalità, ma spazi vivi che restituiscono dignità ai territori.
E che, come ricordano i promotori della campagna, ogni giorno di ritardo nel riutilizzo è un vantaggio per le mafie, mentre ogni bene restituito alla comunità è una vittoria per la società civile.