Opere false in mostra : maxi sequestro dei Carabinieri

Opere false in mostra : maxi sequestro dei Carabinieri

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, hanno sequestrato 143 opere d’arte risultate contraffatte.

In particolare, sono stati sottoposti a sequestro 133 lavori falsamente attribuiti agli artisti Andy Warhol e Keith Haring. Successivamente, su delega della Procura reggina, sono stati individuati e sequestrati altri 10 esemplari attribuiti a Banksy, rinvenuti a Liegi, in Belgio, nell’ambito di operazioni di perquisizione effettuate grazie alla cooperazione giudiziaria internazionale con le autorità belghe.

Nel corso delle indagini sono state inoltre individuate ulteriori 11 opere, anch’esse attribuite a Warhol, Haring e Banksy, attualmente al vaglio dell’Autorità giudiziaria belga, poiché presentano caratteristiche analoghe di contraffazione.

Le opere sequestrate erano state esposte alla mostra “Pop to Street Art: Influences”, svoltasi dal 20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025 in tre importanti sedi culturali del centro di Reggio Calabria: l’Accademia di Belle Arti, la Casa della Cultura “P. Crupi” e il Museo Archeologico Nazionale.

I lavori, tra dipinti, grafiche e alcune sculture, erano stati concessi in prestito da una società belga all’Accademia di Belle Arti, organizzatrice dell’evento, per un importo di 50 mila euro. L’accordo prevedeva inoltre la possibilità di ulteriori guadagni derivanti dalla vendita dei biglietti e di materiale promozionale.

Gli accertamenti condotti dal Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza hanno però dimostrato, anche attraverso analisi scientifiche, la totale falsità delle opere, spesso realizzate con modalità di contraffazione evidenti e, in alcuni casi, grossolane.

Le successive perquisizioni all’estero, effettuate nei confronti di tre cittadini belgi e delle società a loro riconducibili, hanno permesso di raccogliere ulteriori elementi probatori. Due di loro risultano già indagati, tra cui il titolare della società che aveva fornito le opere all’Accademia reggina, mentre è emerso anche il coinvolgimento di una terza persona.

L’indagine ha portato alla luce un sistema criminale strutturato, specializzato nella produzione seriale di opere false attribuite ai principali esponenti della Pop Art. L’obiettivo era quello di organizzare mostre in tutta Europa, Italia compresa, traendo profitto e ingannando il pubblico sull’autenticità delle opere esposte.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari: per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza.

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