Bovalino, l’Infiorata perde per un anno uno dei suoi gruppi storici: il “Borgo per l'Infiorata” si ferma
C’è un’immagine che, più di tante parole, racconta l’Infiorata bovalinese di quest’anno. Nelle ore dell’apertura della manifestazione, il tratto di Piazza Garibaldi che rappresentava di fatto la “porta dell’Infiorata” nel Rione Borgo, nelle passate edizioni occupato dai grandi tappeti colorati del “Borgo per l’Infiorata”, appariva ancora vuoto. Era proprio da qui che per tanti visitatori iniziava il percorso tra le opere realizzate nel cuore del quartiere.
Dopo tanti anni l’associazione ha infatti deciso di fermarsi per questa edizione. “Quest’anno non ce l’abbiamo fatta”, hanno scritto i suoi componenti salutando compaesani e turisti e raccontando l’alto costo della loro devozione “sotto l’aspetto fisico e morale”, i piccoli contributi ricevuti attraverso le creazioni all’uncinetto e le donazioni di alcuni commercianti.
Particolarmente significativa una frase: “Voi, paesani e turisti siete stati gli unici che avete sostenuto le nostre fatiche”. Non è un addio, almeno non viene presentato come tale. La sensazione è piuttosto quella di un anno sabbatico, una pausa necessaria per recuperare energie e forse anche per riflettere sulle condizioni necessarie per continuare un’attività che richiede settimane di preparazione e un impegno notevole. L’Infiorata, comunque, non si ferma. L’edizione 2026 resta nelle mani delle altre due associazioni protagoniste negli ultimi anni, “Infiorata Borgo Antico di Bovalino” e “Noi con Voi”, chiamate a portare avanti una tradizione ormai patrimonio dell’intera comunità. Per quello spazio, particolarmente significativo perché rappresenta l’ingresso naturale all’Infiorata del Rione Borgo, si parla anche della presenza di artisti madonnari legati all’esperienza di Taurianova, specialisti nella realizzazione di grandi opere temporanee direttamente sull’asfalto attraverso gessi, gessetti e polveri colorate. Al momento in cui scriviamo, tuttavia, in quella che negli anni è diventata la vera e propria “porta dell’Infiorata” che salutava l'arrivo della processione di San Francesco non erano ancora visibili lavori. Un particolare che assume un significato ancora maggiore guardando alla storia della manifestazione. L’Infiorata nasce a Bovalino nel 1963 e nel corso di oltre sessant’anni è diventata uno degli elementi identitari della comunità. Nel 2023 il Comune ha approvato il Regolamento comunale De.Co., con deliberazione del Consiglio comunale n. 35 del 24 giugno, uno strumento pensato per tutelare e promuovere non soltanto prodotti tipici e attività locali, ma anche tradizioni e grandi manifestazioni storiche del territorio come proprio l’Infiorata. Successivamente la manifestazione è entrata concretamente nel percorso De.Co. e nel marzo scorso il Consiglio comunale ha approvato anche una specifica regolamentazione dell’Infiorata.
Ed è qui che si apre inevitabilmente una riflessione. Regolamentare e tutelare una tradizione significa innanzitutto preservarne vitalità, partecipazione e caratteristiche, creando le condizioni perché possa continuare a crescere. L’Infiorata bovalinese è diventata ciò che conosciamo anche attraverso la diversità delle associazioni, delle tecniche, delle idee e quella “lodevole competizione” ricordata dallo stesso Borgo. Una cosa è individuare criteri condivisi capaci di garantire qualità e rispetto della tradizione; altra cosa sarebbe comprimere quella libertà creativa che negli anni ha permesso ai diversi gruppi di caratterizzare autonomamente le proprie opere. Persino l’eventuale presenza dei madonnari, espressione di una forma artistica certamente prestigiosa ma diversa dall’arte dell’Infiorata, richiama l’attenzione su ciò che attraverso la De.Co. si è scelto realmente di preservare. Il riconoscimento, dunque, non può rappresentare un punto di arrivo. Il fermo, sia pure per un anno, di una delle realtà storiche della manifestazione è un segnale che merita di essere ascoltato, senza processi e senza conclusioni affrettate. Perché tutelare una tradizione significa soprattutto fare in modo che chi l’ha custodita per decenni abbia ancora la forza, la libertà e la voglia di continuare a farlo.